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22 ottobre 2009
Il vero dramma di berlusconi 35.000 festini con puttane in meno
Il vero dramma di berlusconi riguardo al risarcimento milionario stabilito per il caso mondadori è uno soltanto. Durante una cena un commensale, pensando di allietare la serata con questa facezia, gli ha calcolato a quanti festini con mignotte corrispondono i 750 milioni di euro stabiliti come indennizzo.

Considerando il numero classico di 20 "ragazze immagine" pagate 1.000 euro l'una per allietare le cene di berlusconi. Più il premio speciale di altri 1.000 euro per chi si "ferma". Ogni cena di berlusconi con 20 ragazze e una prescelta costa in media 21.000 euro.

Con la mirabolante cifra di 750 milioni si pagano perciò 35.714 festini. O quanto meno si pagano i commensali (ma le spese delle cibarie sono del tutto trascurabili e il trasporto viene fatto attraverso voli di stato, quindi a spese della collettività).

Considerando che il maratoneta dell'amore, volesse fare un festino al giorno. 35.714 festini corrispondono appunto a uno ogni giorno per i prossimi: 97 anni.

Questo giocoso calcolo non ha però allietato berlusconi che ha realmente somatizzato il fatto di dove pagare il corrispettivo di 97 anni di festini con prostitute a de benedetti.

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permalink | inviato da marco resistenza il 22/10/2009 alle 13:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 luglio 2009
POLITICA
La triste vita di berlusconi: pizzo ai mafiosi
Da una intercettazione del 17 febbraio 1988 tra silvio berlusconi e renato della valle

BERLUSCONI - Renato...

DELLA VALLE - Ciao, Silvio.

BERLUSCONI - Come stai?

DELLA VALLE - Bene. È appena partito Franco Carraro.

BERLUSCONI - Ah, sì? Dov’è andato?

DELLA VALLE - Andava giù a Roma.

BERLUSCONI - Era lì da te?

DELLA VALLE - Sì.

BERLUSCONI - Allora...

DELLA VALLE - È stato ieri sera al processo.

BERLUSCONI - Diavolo di un uomo, sempre in mezzo ai ministri.

DELLA VALLE - Eh, be’. Ieri ho parlato, poveretto, con Nicolazzi [Franco Nicolazzi, Psdi, ministro dei Lavori pubblici, in quei giorni sotto inichiesta per le tangenti sulle «carceri d’oro», nda].

BERLUSCONI - Mmh.

DELLA VALLE - M’ha telefonato.

BERLUSCONI - Oggi questi stronzi del mio «Giornale» gli han messo un titolo in prima pagina del cazzo.

DELLA VALLE - Eh, ho visto.

BERLUSCONI - Ma son proprio dei figli di troia, guarda.

DELLA VALLE - Mmh.

BERLUSCONI - E non so più cosa fare io. Mamma mia, non so più cosa fare.

DELLA VALLE - M’ha telefonato: era giù da matti per ’sta storia qui. Lo sai la cosa triste? Che lui proprio non c’entra niente, eh.

BERLUSCONI - Ma lo so.

DELLA VALLE - Quello non c’ha una lira, eh. Mah!

BERLUSCONI - Guarda...

DELLA VALLE - Come andiamo, Silvio?

BERLUSCONI - Eh?

DELLA VALLE - Come andiamo?

BERLUSCONI - Ma, guarda, vado male da un punto di vista fisico, perché mi è venuto... c’ho un’artrosi, più un... un po’ di altri dolori. Mi sono bloccato sulla sinistra, dietro, tutto.

DELLA VALLE - Ma va!

BERLUSCONI - E allora sono messo male fisicamente. E poi c’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni... in maniera brutta.

DELLA VALLE - Oh, Madonna!

BERLUSCONI - Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e... Sono ritornati fuori.

DELLA VALLE - Senti, Silvio...

BERLUSCONI - Mmh.

DELLA VALLE - Eh, va be’, no... hai St. Moritz, se no ti dicevo: se vuoi mandarli anche qui a casa mia, non ci son problemi, eh.

BERLUSCONI - Grazie, ma li mando molto più lontano.

DELLA VALLE - Ah.

BERLUSCONI - Sai, siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo...

DELLA VALLE - Oh, Madonna!

BERLUSCONI - E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte.

DELLA VALLE - Senti, ma vai anche tu... fuori.

BERLUSCONI - Eh, io c’ho un po’ di cosette qua da fare.

DELLA VALLE - Eh, ma chi se ne frega, Silvio. Però insomma, se... se t’han dato una data, fino a quella data lì, vai anche tu.

BERLUSCONI - Ma, vedi, no, io sono qui difeso... per casa...

DELLA VALLE - Se vuoi venire qui a casa mia...

BERLUSCONI - Ascolta...

DELLA VALLE - Devono passare sul mio cadavere, eh.

BERLUSCONI - Così ci mettono la bomba in du... ci fan saltare in due. (ride)

DELLA VALLE - No!

BERLUSCONI - ...(incompr. per sovrapposizione delle voci) uno (ride)

DELLA VALLE - Ma cosa vuoi che faccian saltare. La bomba...

BERLUSCONI - Senti un po’... tutto bene lì, i ragazzi, tutto bene?

DELLA VALLE - Sì, sì, tutto bene.

BERLUSCONI - Tua moglie?

DELLA VALLE - Mi rattrista ’sta cosa, cazzo.

BERLUSCONI - Eh, va be’, cosa ci vuoi fare? Senti, tua moglie sta bene?

DELLA VALLE - Bene, bene.

BERLUSCONI - Senti... io... niente, ero in debito anche di una risposta su Tanzi.

DELLA VALLE - Eh.

BERLUSCONI - Francamente non mi è venuto in mente un Cristo (ride) (...)

DELLA VALLE - Senti... quando è quella scadenza?

BERLUSCONI - Di Rizzoli?

DELLA VALLE - No, no, no, la scadenza di quei de... delinquenti lì che t’han detto...

BERLUSCONI - Fra sei giorni.

DELLA VALLE - Perché non prendiamo l’aereo domani, molliamo tutto e andiamo a fare un giro?

BERLUSCONI - No, io son qui con...

DELLA VALLE - Anch’io. Sapessi i casini che c’ho in ballo io, non ne hai idea.

BERLUSCONI - Eh.

DELLA VALLE - Però, vaffanculo, andiamo... andiamo in giro per il mondo. Eh, se quelli hanno un Grumond (fonetico, parola non certa) che va forte come noi, ci beccano. Ma proprio da stare un giorno in un posto, un giorno in un altro.

BERLUSCONI - Sì, va be’, ma, avendo allontanato l’oggetto, capisci?

DELLA VALLE - Sì, va be’, ma, Silvio, se sono sei giorni...

BERLUSCONI - No, son preoccupato piuttosto per il Paolo, così, insomma.

DELLA VALLE - Be’, Paolo, scusa, portiam via anche lui.

BERLUSCONI - Eh, sì. Va be’.

DELLA VALLE - Ragazzi, il mondo si ferma, eh.

BERLUSCONI - Va be’, lo so, lo so.

DELLA VALLE - Eh.

BERLUSCONI - Va be’.

DELLA VALLE - Facciamolo... Silvio, facciamolo davvero.

BERLUSCONI - Ma no, dài. Io c’ho tante cose da fare qui. Io poi non ci credo a quelle robe lì, lo sai.

DELLA VALLE - Hai paura di diventare povero?

BERLUSCONI - No.

DELLA VALLE - Sei giorni?

BERLUSCONI - No.

DELLA VALLE - Dài. Andiamo a fare sei giorni i pirla per il mondo.

BERLUSCONI - No, no, ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni.

DELLA VALLE - Eh, lo so, ma solo che questi qui... poi te lo... ci provano ancora, eh. Be’, ma, Silvio, avrai tutta la collaborazione che serve, no?

BERLUSCONI - Sì, sì, tutti quanti. Sono molto... sono molto bravi.

DELLA VALLE - Eh.

BERLUSCONI - Va be’. Senti, Renato...

DELLA VALLE - Mi dispiace molto, Silvio.

BERLUSCONI - Ci sentiamo (...)


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permalink | inviato da marco resistenza il 5/7/2009 alle 23:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
19 settembre 2008
andreotti e l'olio di ricino di berlusconi
Che andreotti è risultato mafioso e si è salvato con la prescrizione non è una notizia, per lo meno non lo è per chi si informa attraverso media diversi dalla televisione. Perchè questa notizia riportata qui? Perchè per un breve periodo questa notizia è passata come un flash anche in televisione. Alcune trasmissioni di nicchia hanno cominciato ad accennare che andreotti era stato prescritto e non assolto. Poi tutto è tornato come prima nel silenzio. Questo fatto è stato notato da pochi commentatori e nessuno ha analizzato in che momento questo accadeva. Lo facciamo qui adesso: le televisioni hanno cominciato ad accennare alla prescrizione di andreotti durante il governo prodi e per la precisione quando i voti dei senatori a vita erano determinanti e giulio votava costantemente a favore delle proposte della sinistra. Così berlusconi ha fatto vedere al vecchio giulio che lui "ha le tv e sa come usarle" (come ricordò tempo fa a casini) e gli ha cacciato in bocca un paio di cucchiai di olio di ricino, facendolo andare a trovare dai suoi prodi e liberi giornalisti che gli ricordavano che era stato riconosciuto colluso con la mafia. Come di incanto andreotti ha smesso di votare costantemente per la sinistra e la sentenza, sempre per incanto, ha smesso di essere ricordata.




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